Dialisi a domicilio: a Varese parte la sperimentazione

Il reparto di nefrologia offre l’assistenza da remoto a quanti si sottopongono a dialisi peritoneale. Un servizio che permette di risparmiare tempo e soldi

Tempo risparmiato, un ambiente familiare, l’indipendenza raggiunta nella gestione della malattia. Sono questi i tre elementi positivi offerti dalla nuova sperimentazione avviata dal reparto di nefrologia dell’ospedale di Varese e dedicata a quanti si sottopongono a dialisi peritoneale.

Sfruttando la telematica, il personale medico e infermieristico può seguire da remoto il paziente che si sottopone al trattamento comodamente sistemato in casa sua. Si instaura un collegamento audio video dovei sanitari intervengono sulle operazioni che la persona effettua, si assicurano che il protocollo venga rispettato e accertano che la procedura avvenga senza problemi.

Il valore del modello, che vede Varese attivare la sperimentazione insieme ad Alba, Brescia e Cagliari,sarà proprio quello di rendere autosufficienti i malati che impareranno, insieme al proprio assistente, a cavarsela da soli, tranne poi sottoporsi a controllo mensile in ospedale. I benefici sono consistenti per interventi di una ventina di minuti, a intervalli di 4 ore, per purificare  l’organismo.

Attualmente, l’ospedale di Varese ha coinvolto nella sperimentazione un paziente a cui se ne aggiungerà un’altra subito dopo Pasqua per completarsi entro l’estate con le tre postazioni. A mano a mano che il dializzato prenderà confidenza con le manovre, la videosorveglianza passerà a un altro ammalato che potrà ottenere a sua volta i benefici della domiciliazione delle cure.

Il modello sperimentale viene applicato a quanti si sottopongono a dialisi con un catetere impiantato nel peritoneo: « Sono circa il 12% degli ammalati in cura – chiarisce il primario di nefrologia Giuseppe Rombolà – le persone che potrebbero sottoporsi a questa pratica, però, sono molte di più, circa il 50%. La peritoneale è una sorta di “automedicazione” e non tutti si sentono pronti a cavarsela da soli. Tutti gli altri effettualo l’emodialisi la cui procedura richiede maggiori attenzioni e un’assistenza qualificata che si acquisisce in tre mesi di formazione. Questa modalità innovativa di assistenza da remoto potrebbe aumentare i casi di dialisi peritoneale con aumento dei benefici e una riduzione dei costi».

Una volta a regime, il sistema di collegamento a rete permetterà anche si assicurare maggiore mobilità ai pazienti che, oggi, sono limitati nei viaggi proprio a causa della scarsità di postazioni di dialisi. Un malato, infatti, prima di partire deve accertarsi di avere un posto per poter continuare lei proprie cure: « Pensando al futuro – azzarda il dottor Rombolà – si potrebbe ipotizzare un modello di sentinelle da remoto, in rete tra tutti gli ospedali che partecipano alla sperimentazione».

Attualmente i pazienti in carico alla dialisi dell’Asst Sette Laghi sono circa 300 con una media giornaliera di 30 assistiti nei diversi presidi di Varese, Luino e Cittiglio.

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A.T.
varesenews.it

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